Non la condanna da una legge ma la grazia per un sogno
31 marzo 2025
Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,1-16
In quel tempo Gesù 1 partito di là, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». 13Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». 16E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
“È lecito a un uomo ripudiare una donna?”
“No, l’essere umano non divida ciò che Dio ha congiunto!”
Siamo tentati di sintetizzare così il Vangelo, riducendolo a una brutale contrapposizione tra due morali e intendendo le parole di Gesù come una nuova legge, più severa della prima, ma che allo stesso modo ci permetta di stabilire con chiarezza chi è a posto e chi non lo è. Ebbene, questa era esattamente la prova in cui i farisei speravano di far cadere Gesù e che lui ha scrupolosamente evitato. Badiamo bene allora di non scivolarci noi!
Il Maestro non ha alcuna intenzione di farsi legislatore e giudice (Gc 4,12), di promulgare una sentenza di indissolubilità del matrimonio che si traduca in condanna per quanti non la rispettano, ma di formare la coscienza.
“È lecito?” – chiedono loro; “ha ordinato?” – ribatte lui; “ha permesso” – ammettono loro. Ecco smascherato un primo tranello del legalismo: trasformare una concessione in un diritto. Siccome è lecito, posso e guai a chi osa violare questa mia libertà. Sì, “tutto mi è lecito” – preciserà Paolo – “ma non tutto giova” (1 Cor 6,12). Davvero mi basta sapere che non sto infrangendo una regola per sentirmi a posto? Non sento il bisogno di andare oltre e capire quale durezza di cuore quella regola stava cercando di correggere in me? Non si fa sentire da qualche parte nel mio intimo il desiderio di cogliere qualcosa di quella “legge di libertà” (Gc 1,25) che Dio ha inscritto in me e che non si accontenta di essere a posto ma mi spinge ad essere perfetto come lui è perfetto (cf. Mt 5,48)?
“È lecito a un uomo ripudiare una donna?”
Suona così alla lettera la questione dei farisei, a cui Gesù replica facendo implicitamente notare che non esistono un uomo e una donna, semmai un uomo e sua moglie e una donna e suo marito. Non ci sono cioè due generici imputati al banco di una legge tanto uguale per tutti da diventare cieca a ciascuno. Ci sono quell’uomo e quella donna, con una storia vissuta insieme, magari dei figli, con le loro difficoltà e i loro sogni infranti, le loro reciproche arroganze e fragilità. Sono due persone che vanno ascoltate più che giudicate, comprese e accompagnate anziché condannate.
Non solo, ma Gesù insegna a quei farisei che quell’uomo e quella donna sono legati prima di tutto da un impegno di reciprocità. Se qualcosa è permesso alla durezza di cuore dell’uno lo è anche all’altra e se c’è un vincolo per l’una esso vale anche per l’altro. Entrambi, come essere umano sono responsabili di ciò che Dio ha congiunto e questo – lo si noti bene – non tanto per una astratta inviolabilità del decreto divino, ma per la consapevolezza che le conseguenze dell’atto di lui peseranno anche su di lei e viceversa: commette adulterio verso di lei – si precisa.
Smontato così il legalismo e formata la coscienza, a Gesù non resta che proporre non una nuova legge ma un sogno. Egli, più che chiedere obbedienza, offre una grazia: che un uomo e una donna possano vincere le loro durezze, lasciare i loro attaccamenti e divenire “una sola carne”.
fratel GianMarco