“Per” e non “contro”
29 marzo 2025
Dal Vangelo secondo Marco Mc 9,38-50
In quel tempo 38Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. 42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [ 44] 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [ 46] 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48doveil loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 49Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
Viviamo di logiche contrappositive, di innumerevoli dicotomie, talmente radicate nel nostro profondo che, anche se apparentemente sopite, possono esplodere da un momento all’altro, come un vulcano che non dà segnali premonitori e lascia senza scampo. Noi-loro, dentro-fuori, amico-nemico, bianco-nero… la lista può diventare infinita, ciascuno di noi ne ha una “preferita”.
Giovanni, il discepolo amato, figlio di Zebedeo, è anche “figlio del tuono”, insieme a suo fratello Giacomo (cf. Mc 3,17), soprannome che racconta il loro essere eruttivi e “lavici”, e che probabilmente immortala quella volta in cui alcuni samaritani non accolsero Gesù e loro chiesero al Maestro il permesso di fulminarli (cf. Lc 9,54)!
Giovanni racconta a Gesù che uno, che non è dei “nostri”, compie azioni straordinarie nel suo nome. Non può farlo. Non deve farlo. Non è autorizzato. Gli abbiamo posto un divieto. Gesù addomestica il magma incandescente del risentimento di Giovanni e i suoi amici. È come se si sentissero defraudati di qualcosa che è solo in loro potere. Hanno un istinto d’amputazione d’impeto, che Gesù chiede di vivere diversamente.
La logica evangelica è altra. In Gesù tutti sono uno. “Vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina” (Gal 3,27-28). In Gesù sono trascese tutte le barriere umane, eliminate tutte le contrapposizioni possibili. In Gesù è iniziata una nuova era, che chiede una svolta profonda alle nostre vite. “Per” e non “contro”. Gesù non comanda di appianare le divergenze, di vivere da eterni piallatori delle differenze e delle nodosità nostre e della storia. Gesù ci conduce a un corpo sociale di tipo nuovo, in cui i rapporti umani risultano trasformati. E se il fine è la liberazione dal male, tutte le persone possono contribuirvi e godere nell’appartenere a una famiglia umana legata dall’amore reciproco, che sa accogliere le differenze come un dono e un arricchimento vicendevole.
Per realizzare tutto questo Gesù indica una pratica interiore illuminante, e lo fa con un linguaggio di notevole impatto. Le dicotomie sono dentro di te, sembra dirci Gesù. Non vederle fuori di te. Accoglile. Impara a discernere! Taglia e cava via. Verbi feroci che dicono la necessità di un’attenta e intelligente ascesi del cuore, delle proprie emozioni e del proprio corpo, e di un sacro dir di no ai compromessi con il male che sono scandalo, inciampo all’unità, alla fraternità, alla pace.
La pace ha a che fare con il sale, che brucia, disinfetta e guarisce le ferite; purifica, preserva dalla decomposizione e conserva; si scioglie fino a scomparire e a contaminarsi con gli alimenti e dà sapore e gusto. È scritto nella Torah: “Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta porrai del sale” (Lv 2,13).
Il sale è il simbolo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. “Voi siete il sale della terra”, aggiunge l’evangelista Matteo (Mt 5,13), dopo l’annuncio delle beatitudini. È questa la via indicata da Gesù per servire, sanare e riconciliare un’umanità divisa, ferita.
fratel Giandomenico